Rivista del Diritto Commerciale

Rivista del Diritto Commerciale

e del Diritto generale dalle Obbligazioni

Rivista del Diritto Commerciale

Fondata nel 1903 da:

ANGELO SRAFFA e CESARE VIVANTE


Diretta da:

CARLO ANGELICI, Ord. dell'Univ. di Roma
GIOVANNI B. FERRI, Emerito dell'Univ. di Roma
AGOSTINO GAMBINO, Emerito dell'Univ. di Roma
GIUSEPPE GUIZZI, Ord. dell'Univ. di Napoli
GIUSEPPE B. PORTALE Emerito dell'Univ. Cattolica di Milano
PIETRO RESCIGNO, Emerito dell'Univ. di Roma


Direttore Responsabile:

Prof. CARLO ANGELICI

 


Già diretta da:

ALBERTO ASQUINI - GIUSEPPE VALERI - LORENZO MOSSA -
ALFREDO DE GREGORIO - PAOLO GRECO - MARIO ROTONDI -
ANGELO DE MARTINI - LUIGI MENGONI - SALVATORE SATTA -
GIUSEPPE FERRI - ROSARIO NICOLÒ - BERARDINO LIBONATI -
PAOLO FERRO-LUZZI

 

Ricordo di Berardino Libonati.

Il 30 novembre 2010 è deceduto a Roma, dove era nato l’8 marzo 1934, Berardino Libonati. La sua scomparsa costituisce una grave perdita per la cultura giuridica italiana, non soltanto commercialistica: esponente di quella esigua schiera di intellettuali autenticamente liberali, che si formò nella Roma del dopoguerra e che, raccolta intorno al settimanale Il Mondo, tanta influenza ebbe nella vita politica e culturale italiana, Berardino Libonati proveniva da una colta e raffinata famiglia, dove fu educato al valore della libertà, che professò e difese, con passione e coraggio, per tutto l’arco della sua esistenza.

Allievo di Tullio Ascarelli e di Giuseppe Ferri, Libonati iniziò ad insegnare nell’Università di Camerino, come professore incaricato di diritto commerciale; dopo aver vinto il concorso a cattedra, fu chiamato nell’Università di Firenze, dapprima presso la Facoltà di Economia e commercio e poi presso quella di Giurisprudenza. Successivamente, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma lo chiamò a ricoprire l’insegnamento di diritto fallimentare e, subito dopo, di diritto commerciale, che tenne per più di venti anni, sino alla sua andata in pensione.

Libonati è stato giurista di primissimo piano. La sua produzione scientifica – che comprende, oltre a fondamentali opere monografiche (Holding e Investment trust; I titoli di credito nominativi; Contratto bancario e attività bancaria; Formazione del bilancio e destinazione degli utili, preceduto dal volume, apparso in edizione provvisoria, Il bilancio d’esercizio nelle società per azioni; Il gruppo insolvente), lavori destinati anche alla didattica (da quello in materia di Titoli di credito e strumenti finanziari al recentissimo Corso di diritto commerciale) ed innumerevoli altri scritti (articoli, voci di enciclopedia, interventi a convegni, senza contare le importanti note a sentenza apparse soprattutto su questa Rivista) – testimonia la ricchezza e la varietà dei suoi interessi e l’autonomia del suo pensiero, rivelando una straordinaria capacità, ereditata dai suoi Maestri, a cui rimase sempre devoto e fedele, di andare a fondo nell’analisi dei fenomeni e dei problemi, di inquadrarli nella loro dimensione storica, e di coglierne la vera sostanza. Una capacità che lo ha portato ad essere sempre più avanti degli altri (e per questo motivo, soprattutto inizialmente, non sempre compreso) nel prospettare, con anticipo sui tempi, soluzioni coraggiose ed originali, poi rivelatesi vincenti, e che hanno condizionato in ambiti così diversi (dal diritto delle società, a quello fallimentare, al diritto cartolare e dei mercati finanziari) i tanti interventi legislativi dell’ultimo decennio, pur non avendo egli personalmente partecipato alla loro elaborazione.

Entrato a far parte della direzione di questa Rivista nel 1987, ne assunse, l’anno successivo, il ruolo di direttore responsabile, ospitandone la sede presso il suo famoso studio di Via Condotti, ove già si riunivano gli Amici de Il Mondo; ed è stato principalmente grazie a Libonati e alla sua appassionata dedizione (testimoniata ancora da questo numero, l’ultimo da lui interamente curato) se la Rivista, da lui generosamente sempre sostenuta, ha potuto superare tempi e momenti difficili, conservando intatta la sua nobiltà scientifica e mantenendosi costante punto di riferimento per gli studiosi della materia.

Certo una figura come quella di Libonati non può essere racchiusa solo in questi pochi cenni. Perché “Duccio” – così lo chiamavano gli amici – prima ancora di un eminente studioso, prima ancora di un indiscusso protagonista della vita giuridica, accademica e forense, ed economica, non solo italiana, è stato una personalità fuori del comune, dotata di un vero e proprio gusto per la libertà, che ha trasmesso a chi ha avuto il privilegio di essergli vicino, e soprattutto ai suoi allievi, da lui seguiti con impareggiabile generosità e con affetto paterno. Il ricordo della sua profonda onestà intellettuale, del suo tratto signorile, dei suoi modi eleganti, del suo senso estetico, della sua competente passione per l’arte, la letteratura e la musica, delle sue infinite curiosità di lettore, della piacevolezza della sua conversazione (soprattutto la sera, dopo la conclusione della giornata di lavoro), del suo amore per Roma e per quel centro storico dove era tra i pochi ad essere di casa, lascia un vuoto veramente incolmabile, ed una sconfinata nostalgia in tutti coloro che gli hanno voluto bene. 

La Direzione

 

Ricordo di Paolo Ferro-Luzzi

Il 12 novembre 2012 è improvvisamente deceduto a Milano, dove si trovava per ragioni di lavoro, Paolo Ferro-Luzzi. Nato a Roma il 14 maggio 1937, era stato allievo di Giuseppe Ferri, con cui si era laureato nel 1961 in diritto commerciale. Dopo un corso di specializzazione presso il Max Planck Institut di Amburgo, sotto la guida del prof. Hans Dolle, venne nominato assistente ordinario presso la cattedra di diritto commerciale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”. Iniziò il suo insegnamento, come professore incaricato nella Facoltà di scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena.

Dopo aver vinto il concorso a cattedra, insegnò nella Università di Cagliari e in quella di Perugia; successivamente, dopo aver insegnato nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, fu chiamato alla cattedra di Diritto Bancario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo. Tra i fondatori di Giurisprudenza Commerciale, dal 2010 ha fatto parte della Direzione di questa Rivista, di cui è stato anche Direttore responsabile.

Il libro di esordio, I Contratti associativi (Milano 1971), fece conoscere subito agli studiosi, non soltanto del diritto commerciale, quella finezza e quell’eleganza culturale che di Paolo Ferro-Luzzi furono caratteristiche fondamentali e costanti. Caratteristiche che, nel prosieguo della sua attività di ricerca, lo destinarono meritoriamente ad assumere, in Italia, una posizione di rilievo nel campo degli studi non solo privatistici, ma anche di teoria generale del diritto. Dalla Scuola romana, di cui fu allievo eminente, egli aveva ereditato e sviluppato non soltanto i tratti di un’aristocratica pensosità, ma anche quelli di una pungente e disincantata, talvolta dissacrante, ironia, pienamente aderenti del resto alla sua umanità e corrispondenti alla sua vivacissima verve intellettuale e al suo carattere, e che egli riversò anche nei rapporti personali con i suoi amici, con i quali tentò sempre di condividere, con discrezione e insieme generosità, l’attrazione per l’arte e le cose belle.

Nei suoi studi, sin dagli esordi giovanili, seppe sempre esprimere una forte originalità di pensiero. Anche Paolo – non diversamente da Duccio Libonati, amico di una vita – credeva alla dimensione essenzialmente storica del diritto e alla necessità di guardare all’esperienza giuridica sempre con lenti nuove, senza subire il fascino degli schemi concettuali ricevuti dalla tradizione (e sotto questo profilo grande fu l’influenza del pensiero di Riccardo Orestano, come lo stesso Paolo, del resto, amava ripetere). Un approccio, questo, che se trova la sua più articolata e complessa espressione nelle due monografie – i già ricordati Contratti associativi e La conformità delle deliberazioni assembleari alla legge e all’atto costitutivo (Milano 1977), che, portando a compimento gli insegnamenti del suo Maestro, e traendo suggestioni dalle opere, oltre che di Orestano, di Massimo Severo Giannini, hanno segnato una svolta epocale nella teoria dell’organizzazione societaria – si esprime forse ancor più pienamente nei suoi studi di diritto bancario, ai quali dopo la sua chiamata alla Facoltà di Giurisprudenza si indirizzarono i suoi preminenti interessi scientifici, e che trovano compendio nelle Lezioni di diritto bancario date alle stampe tra il 1995 e il 2012.

 

La Direzione

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