Rivista del Diritto Commerciale

Rivista del Diritto Commerciale

e del Diritto generale dalle Obbligazioni

Rivista del Diritto Commerciale

Fondata nel 1903 da:

ANGELO SRAFFA e CESARE VIVANTE


Diretta da:

CARLO ANGELICI, Ord. dell'Univ. di Roma
GIOVANNI B. FERRI, Ord. dell'Univ. di Roma
PAOLO FERRO-LUZZI, Ord. dell'Univ. di Roma
AGOSTINO GAMBINO, Ord. dell'Univ. di Roma
PIETRO RESCIGNO, Ord. dell'Univ. di Roma


Direttore Responsabile:

Prof. PAOLO FERRO-LUZZI

 

 

Ricordo di Berardino Libonati.

Il 30 novembre 2010 è deceduto a Roma, dove era nato l’8 marzo 1934, Berardino Libonati. La sua scomparsa costituisce una grave perdita per la cultura giuridica italiana, non soltanto commercialistica: esponente di quella esigua schiera di intellettuali autenticamente liberali, che si formò nella Roma del dopoguerra e che, raccolta intorno al settimanale Il Mondo, tanta influenza ebbe nella vita politica e culturale italiana, Berardino Libonati proveniva da una colta e raffinata famiglia, dove fu educato al valore della libertà, che professò e difese, con passione e coraggio, per tutto l’arco della sua esistenza.

Allievo di Tullio Ascarelli e di Giuseppe Ferri, Libonati iniziò ad insegnare nell’Università di Camerino, come professore incaricato di diritto commerciale; dopo aver vinto il concorso a cattedra, fu chiamato nell’Università di Firenze, dapprima presso la Facoltà di Economia e commercio e poi presso quella di Giurisprudenza. Successivamente, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma lo chiamò a ricoprire l’insegnamento di diritto fallimentare e, subito dopo, di diritto commerciale, che tenne per più di venti anni, sino alla sua andata in pensione.

Libonati è stato giurista di primissimo piano. La sua produzione scientifica – che comprende, oltre a fondamentali opere monografiche (Holding e Investment trust; I titoli di credito nominativi; Contratto bancario e attività bancaria; Formazione del bilancio e destinazione degli utili, preceduto dal volume, apparso in edizione provvisoria, Il bilancio d’esercizio nelle società per azioni; Il gruppo insolvente), lavori destinati anche alla didattica (da quello in materia di Titoli di credito e strumenti finanziari al recentissimo Corso di diritto commerciale) ed innumerevoli altri scritti (articoli, voci di enciclopedia, interventi a convegni, senza contare le importanti note a sentenza apparse soprattutto su questa Rivista) – testimonia la ricchezza e la varietà dei suoi interessi e l’autonomia del suo pensiero, rivelando una straordinaria capacità, ereditata dai suoi Maestri, a cui rimase sempre devoto e fedele, di andare a fondo nell’analisi dei fenomeni e dei problemi, di inquadrarli nella loro dimensione storica, e di coglierne la vera sostanza. Una capacità che lo ha portato ad essere sempre più avanti degli altri (e per questo motivo, soprattutto inizialmente, non sempre compreso) nel prospettare, con anticipo sui tempi, soluzioni coraggiose ed originali, poi rivelatesi vincenti, e che hanno condizionato in ambiti così diversi (dal diritto delle società, a quello fallimentare, al diritto cartolare e dei mercati finanziari) i tanti interventi legislativi dell’ultimo decennio, pur non avendo egli personalmente partecipato alla loro elaborazione.

Entrato a far parte della direzione di questa Rivista nel 1987, ne assunse, l’anno successivo, il ruolo di direttore responsabile, ospitandone la sede presso il suo famoso studio di Via Condotti, ove già si riunivano gli Amici de Il Mondo; ed è stato principalmente grazie a Libonati e alla sua appassionata dedizione (testimoniata ancora da questo numero, l’ultimo da lui interamente curato) se la Rivista, da lui generosamente sempre sostenuta, ha potuto superare tempi e momenti difficili, conservando intatta la sua nobiltà scientifica e mantenendosi costante punto di riferimento per gli studiosi della materia.

Certo una figura come quella di Libonati non può essere racchiusa solo in questi pochi cenni. Perché “Duccio” – così lo chiamavano gli amici – prima ancora di un eminente studioso, prima ancora di un indiscusso protagonista della vita giuridica, accademica e forense, ed economica, non solo italiana, è stato una personalità fuori del comune, dotata di un vero e proprio gusto per la libertà, che ha trasmesso a chi ha avuto il privilegio di essergli vicino, e soprattutto ai suoi allievi, da lui seguiti con impareggiabile generosità e con affetto paterno. Il ricordo della sua profonda onestà intellettuale, del suo tratto signorile, dei suoi modi eleganti, del suo senso estetico, della sua competente passione per l’arte, la letteratura e la musica, delle sue infinite curiosità di lettore, della piacevolezza della sua conversazione (soprattutto la sera, dopo la conclusione della giornata di lavoro), del suo amore per Roma e per quel centro storico dove era tra i pochi ad essere di casa, lascia un vuoto veramente incolmabile, ed una sconfinata nostalgia in tutti coloro che gli hanno voluto bene. 

La Direzione

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